Aiuto: la collaborazione non è più Cool !!

Aiuto: la collaborazione non è più Cool !!

Proprio così, a quanto pare la collaborazione, uno dei miti delle aziende degli ultimi anni non è più cool, non è più di moda. anzi peggio: fa male al lavoro, a chi lo svolge e alla produttività aziendale !!

HBR-copertinaInsomma per anni ci hanno raccontato una miriade di cazzate!
Eh sì, a quanto pare tutti quei meeting, tutti quei corsi sul lavorare assieme, gli ambienti open space che aiutavano a lavorare meglio erano tutte cazzate, o almeno questo si desume nel leggere l’Harvard Business Review che sulla copertina del numero di Gennaio-Febbraio 2016 ha un articolo sul Collaborative Overload il blasonat ECONOMIST nel suo articolo “The collaboration curse” – letteralmente “La Maledizione della Collaborazione” –  demoliscono questo “mito” dei nostri tempi.
Quindi sembra proprio giunto il momento del cambiamento, se non dell’inversione di rotta. Cerchiamo di approfondire un po’ di concetti che emergono dall’articolo pubblicato dall’Economist a cui abbiamo fatto riferimento.

 

I lavori intellettuali soffrono di più la collaborazione

Il giornale britannico nel suo articolo evidenzia tutti gli  aspetti negativi della collaborazione forzata in ufficio. Per molto tempo, scrive l’Economist, si è parlato di come «ciò che non si riesce a raggiungere da soli può essere raggiunto insieme agli altri», o come «parlare con i colleghi possa suscitare idee inaspettate», o ancora di come «mescolare persone di diversi uffici possa essere utile». Vantaggi che si sono dimostrati del tutto teorici che non sono sufficienti «per giustificare il fatto che le persone siano costrette a condividere ampi e rumorosi spazi o siano bombardati costantemente di messaggi elettronici».
Insomma: chi ha subito più di tutti i lati negativi del sovraccarico da collaborazione sono i lavoratori della “creativi” ed “intellettuali”; quelli che più di ogni altro necessitano di lunghi momenti di concentrazione per lavorare al meglio. E nella condizione che la collaborazione sia e diventi un obbligo, scrive ancora l’Economist, «hanno sofferto o si sono lamentati in privato, perché le chance di avere una promozione erano influenzate dalla loro disponibilità a collaborare». Insomma un vero e proprio disastro!

Altro mito che viene a quanto pare sfatato è, udite udite: il multitasking !

Il multitasking fa lavorare poco e male !

Eh sì, quanti di noi si sono vantati più e più  volte, compreso il sottoscritto di essere multitasking? Di poter fare bene e contemporaneamente più di una cosa? Sbagliato!!
Sempre più ricercatori accademici sostengono e confermano che la collaborazione obbligata è diventata un problema serio.
Gloria Mark della Università della California assieme a Daniela Gudith and Ulrich Klocke  dell’Istituto di Psicologia Humboldt de L’Università di Berlino hanno scoperto che le interruzioni, anche se brevi, aumentino in modo significativo lo stress, dunque allunghino i tempi per completare un lavoro. Un’altra serie di studi ha dimostrato come il multitasking riduca la qualità del lavoro e allunghi i tempi.
Come il saltare in continuazione da un’attività all’altra riduce l’efficienza a causa di quello che viene definito “residuo di attenzione”, in buona sostanza: la mente non smette di pensare all’attività precedente anche se si si è già passati al compito successivo.

il costo occulto della collaborazione: chiunque ha voce in capitolo anche in campi in cui non è competente.

E non è finita: «I manager notano i benefici della collaborazione, ma non sanno misurarne i costi». Uno studio della Università della Virginia ha calcolato che i lavoratori di intelletto passano il 70-80% del proprio tempo nei meeting, o a scrivere email, o a parlare al telefono. L’interazione toglie tempo al lavoro che, spesso, viene portato a termine la sera a casa. C’è chi  ha calcolato che 1 milione di dollari all’anno viene speso solo per la gestione delle email, una cifra che grava per il 95% direttamente sul costo del lavoro.
C’è, poi, il costo occulto della collaborazione; viene a crearsi quando per prendere una decisione è necessario aspettare il via libera di tutti o di coloro che ogni volta intervengono, con il risultato che chiunque ha voce in capitolo anche in campi in cui non è competente.

Le riunioni, un male da evitare !

Il maggio problema resta  il lavoro che richiede un livello di concentrazione elevatissimo ed è diventato difficile, se non impossibile, da svolgere negli uffici open space delle aziende attuali. Cal Newport della Georgetown University ha dedicato un libro a questo tema: «solo concentrandosi intensamente è possibile avere la padronanza di una disciplina difficile o risolvere un problema. Molti lavoratori d’intelletto cercano di evitare i meeting e di staccare i device elettronici che possono causare distrazioni». O si lavora o si va ai meeting e si risponde alle email. Fare tutto questo assieme è impossibile o comunque non produttivo, scrive l’Economist.

Collaborare ed essere produttivi, una cosa per pochi.

Per molto tempo si è preferito porre l’attenzione sulla collaborazione perché è un parametro più facilmente misurabile rispetto al “deep work”. Chiunque può sommare i messaggi inviati, le email,  il numero di interventi fatti in un meeting. «Più difficile è capire se quel lavoratore che siede da solo in un ufficio sta producendo qualcosa di importante o si sta solo girando i pollici». Spesso servono anni per capirlo.

il tempo dei  propri collaboratori è qualcosa di finito

Secondo l’articolo dell’Harvard Business Review sono rari i lavoratori che sanno collaborare bene con i colleghi ed essere al contempo produttivi. Per questo le aziende devono rendersi conto, e alla svelta,  che il tempo dei propri collaboratori  è qualcosa di finito e quindi  ogni richiesta di partecipare ad un meeting o a un incontro su Skype toglie tempo al lavoro fatto con concentrazione e che anche le piccole interruzioni e richieste possono influire molto sui tempi. «Aiutare le persone a collaborare» conclude l’Economist, «è una cosa bellissima. Dare del tempo per pensare è qualcosa di ancora più bello».

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Source: Zanoli IT

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